martedì, 29 gennaio 2008

QuicomeTar -armonia panica-

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                

 

 

                                                             Personaggi

 

 

Passante

Vigile

Voce registrata

Annunciatrice

Due Ballerini

Professoressa Rigoberta

Presentatrice di sagre

Mimi

Nonna

Nipotino

Uomo nostalgico

Bambino

Giornalista

Poeta

Vedova

Infermiere con siringa

Ragazze sul sofà

Poster di  Naomi Campbell

Uomo del melo

Mister Bowling

Ombra di mister Bowling

Pan

Ermes

Donna che grida

Ragazzo con testa di manichino

Bambino con atlante

Mamma del bambino

Padre del bambino

Nonno del bambino

Nonna del bambino

Uomo di politica

Ragazzo con vestito d’epoca

Un cacciatore un uccellino

Un pescatore un pesciolino

Voce speaker pubblicitario

Miss Green

Voce fuori campo

Signora attempata

 

 

 

 

PRIMO ATTO

 

(Sulla scena un divano, una televisione, due segnaletiche, un crocifisso, una lavagna, una cassapanca, della ghiaia, un melo finto. Sullo sfondo perennemente il paragrafo 48 dell’Elogio della Follia di Erasmo da Rotterdam).

 

(” Se qualcuno giudica questo mio discorso più baldanzoso che veritiero, andiamo un po' a vedere la vita stessa degli uomini, per mettere in chiaro quanto mi devono, e in che conto mi tengono, tanto i potenti come i poveri diavoli.
Non esamineremo la vita di uomini qualunque, si andrebbe troppo per le lunghe, ma solo quella di personaggi segnalati, da cui sarà facile giudicare gli altri. Che importa infatti parlare del volgo e del popolino che, al di là di ogni discussione, mi appartiene senza eccezioni?
Tante, infatti, sono le forme di follia di cui da ogni parte il popolo trabocca, tante ne inventa di giorno in giorno, che per riderne non basterebbero mille Democriti, anche se poi, per quegli stessi Democriti, ci vorrebbe ancora un altro Democrito. E' quasi incredibile quanti motivi di riso, di scherzo, di piacevole svago, i poveracci offrono agli Dèi. Agli Dèi che dedicano le ore antimeridiane, quando ancora non sono ubriachi, a litigiose discussioni e all'ascolto delle preghiere. Ma poi, quando sono ebbri di nettare, e non hanno più voglia di attendere a faccende serie, seduti nella parte più alta del cielo, si chinano a guardare cosa fanno gli uomini. Né c'è spettacolo che gustino di più. Dio immortale! quello sì che è teatro! Che varietà nel tumultuoso agitarsi dei pazzi! Io stessa, infatti, talvolta vado a sedermi nelle file degli Dèi dei poeti. Questo si strugge d'amore per una donnetta, e quanto meno è riamato tanto più ama senza speranza. Quello sposa la dote e non la donna. Quell'altro prostituisce la sposa, mentre un altro ancora, roso dalla gelosia, tiene gli occhi aperti come Argo. Quali spettacolari sciocchezze dice e fa qualcuno in circostanze luttuose, arrivando a pagare dei professionisti perché recitino la commedia del compianto! C'è chi piange sulla tomba della matrigna, e chi spende tutto ciò che può racimolare per impinguarsi il ventre, a rischio, magari, di ridursi in breve a morire di fame. Qualcuno pone in cima ai suoi pensieri il sonno e l'ozio. C'è chi si prodiga con ogni cura per gli affari degli altri mentre trascura i propri, e chi, preso nel giuoco dei debiti, prossimo a fallire, si crede ricco del denaro altrui; un altro pone all'apice della sua felicità morire povero pur di arricchire l'erede. Questi per un guadagno modesto, e per giunta incerto, corre tutti i mari, affidando la vita, che il denaro non ricompra, alle onde e ai venti; quello preferisce cercare di arricchirsi in guerra piuttosto che starsene al sicuro in casa sua. Ci sono di quelli che credono si possa arrivare alla ricchezza senza la minima fatica andando a caccia di vecchi senza eredi; né manca chi, in vista dello stesso risultato, opta per un legame con vecchiette danarose. Gli uni e gli altri offrono agli Dèi che stanno a guardare uno spettacolo oltremodo divertente, quando si fanno abbindolare proprio da coloro che vogliono intrappolare. La razza più stolta e abietta è quella dei mercanti che, pur trattando la più sordida delle faccende e nei modi più sordidi, pur mentendo, spergiurando, rubando, frodando a tutto spiano, si credono da più degli altri perché hanno le dita inanellate d'oro. Né mancano di adularli certi fraticelli che li ammirano e li chiamano apertamente venerabili, senza dubbio perché una piccola parte degli illeciti profitti vada a loro. Altrove puoi vedere dei Pitagorici, a tal segno convinti della comunanza dei beni, che, se trovano qualcosa d'incustodito, tranquillamente se ne appropriano come l'avessero ricevuto in eredità. C'è chi, ricco solo di speranze, sogna la felicità, e già questo sogno, per lui, è la felicità. Taluni si compiacciono di essere creduti ricchi, mentre a casa loro muoiono di fame. Uno si affretta a dilapidare tutto quello che possiede; un altro accumula con mezzi leciti e illeciti. Questo si fa portare candidato perché ambisce a pubbliche cariche, quello è contento di starsene accanto al fuoco. E sono tanti quelli che intentano interminabili cause e che, portatori di opposti interessi, fanno a gara per arricchire il giudice che accorda rinvii, e l'avvocato che è in combutta con la parte avversa. Uno ha la mania di rinnovare il mondo, un altro propende per il grandioso. C'è chi, senza nessuna ragione d'affari, lascia a casa moglie e figli e se ne va a Gerusalemme, a Roma, a San Giacomo di Compostella.
Insomma, se, come una volta Menippo dalla Luna, potessimo contemplare
dall'alto gli uomini nel loro agitarsi senza fine, crederemmo di vedere uno sciame di mosche e di zanzare in contrasto fra loro, intente a combattersi, a tendersi tranelli, a rapinarsi a vicenda, a scherzare, a giocare, nell'atto di nascere, di cadere, di morire. Si stenta a credere che razza di terremoti e di tragedie può provocare un animaletto così piccino e destinato a vita così breve. Infatti, di tanto in tanto, un'ondata anche non grave di guerra o di pestilenza ne colpisce e ne distrugge migliaia e migliaia).

 

(Musica:  parte lo stacchetto della MGM. Vicini alle segnaletiche stradali ci sono una passante e un vigile urbano).

 

Passante  – Mi scusi ma quello è…

 

Vigile urbano  – No.

 

Passante   Ma ha capito? Io dico…

 

Vigile urbano  – E io le ripeto che non è lui.

 

Passante   Però è identico.

 

Vigile urbano  – E’ il gemello.

 

Passante   Perbacco, non sapevo che avesse un gemello. E che ci fa il suo gemello qui?

 

Vigile urbano  – E che ne so!

 

(La passante va via).

 

Vigile  -Neanche io lo so se ha un gemello. Circolare, per favore… circolareeee…

 

(Musica. Sulla musica una voce registrata).

 

Voce registrata  -Cinque dicembre: “Egregio Signore, ho passato l’intera ultima notte a scrivere il

 

Lacrimosa. Per quanto la mia salute sia alquanto malferma, lo stato di assoluto sfinimento nel quale

 

ora giaccio non è cagionato dalle condizioni del corpo, ma dell’anima. Invero il sipario si è levato e

 

ho alla fine inteso che la Morte non è amica, la Morte non è consolatrice, la Morte non è compagna,

 

la Morte non ha volto. La morte è solo buio, è solo nulla. La morte aspetta, muta, la sua preda. Sul

 

ciglio mi sono seduto a sentire l’eco del mio respiro cupo. Che è musica. Che è l’incedere straziato

 

degli archi del Lacrimosa. Ne ho scritto otto battute. Questo è sangue. Non finzione. Non forme.

 

Non sogni. E’ mio volere, in questa ora in cui ogni fantasma è dileguato, di riscrivere ogni cosa. Per

 

questo desidero, Egregio Signore, ritornarVi quanto anticipato per la Vostra commissione e che

 

accettiate le mie scuse per essermi dimostrato tanto indegno di corrispondere ai Vostri desiderata.”

 

W.A.M.

 

(Intanto in televisione).

 

Annunciatrice  - Buonasera i programmi della serata.

 

Alle venti e quaranta il film La gatta sul tetto che scotta, alle ventidue e cinquantacinque il tg

 

regionale, alle ventitre e quindici… ho deciso di rompere il ghiaccio con Francois che ha vent’anni meno di me, ma mi fa morire… dio… se mi fa morire.

 

(Musica: Lacrimosa di Mozart.  Sulle note due ballerini danzano. Mentre la musica va scemando, il Ballerino estrae uno specchio dalla cassapanca.)

 

Ballerino  - Che farsene di me e di te contagiati dalla maledizione

 

del matrimonio mio e del mercimonio tuo…

 

sono in difetto mi fa male la sposa

 

fragile voglia dell’aver dormito sotto una luna

 

in fregola bestiale amore caro

 

la gamba sospira nascondiamola prima

 

che ce la copino sul viso

 

che infatti è diffidente e si spegne

 

(Contemporaneamente, vicina alla lavagna, la professoressa Rigoberta se la ride).

 

Ballerino  - Folle trono d’aspide

 

i miei pensieri sulle tue parti cave luce a digiuno il mio cuore

 

indisciplinato

 

che ti donai ostinato incustodito verissimo

 

con le corna baciate dall’affanno ogni notte…

 

(La Prof. Rigoberta scrive sulla lavagna: ''Linguistica storica e storia linguistica'' corso seminariale intensivo per gli addottorandi in Linguistica storica. Poi si aggiusta le mutande. Prende un libro dalla cassapanca e legge a bassa voce).

 

Ballerino – …registrazione esclusiva dell’illecito dalle labbra nere

 

negalo 

 

che ti donai pietra

 

dal fuoco dentro e il foglio bianco attorno

 

che crepita e respira e si sgualcisce

 

-soccorrilo – ecco che sviene –

 

 vado a chiamare la colpa e le catene.

 

(La Prof. Rigoberta scrive sulla lavagna  1. La figura dell’aedo preomerico nella filologia peripatetica ed ellenistica ha radici nel poema epico kαντα kε τι παssα pervenutoci in frammenti da Ippomene alessandrino. Per il suo carattere moraleggiante, il poema ebbe molta fortuna nel Medioevo.)

 

(Riparte lo stacchetto della MGM).

 

Passante  – L’ho rivisto davanti alla pasticceria del Barocco.

 

Vigile urbano  – Anche io vado spesso là.

 

Passante  - Comprava spumante.

 

Vigile:urbano  - Chi non compra spumante oggi?

 

Passante  - Lui ne comprava quindici bottiglie.

 

Vigile urbano  - Sarà stato troppo tempo all’anonima alcoolisti.

 

Passante - Infatti ha il viso più sgonfio. Io pensavo a un lifting, ma forse ha ragione lei.

 

Vigile urbano - Comunque le dico che è il gemello.

 

Passante – Oh… io non sapevo che avesse un gemello… (va via).

 

Vigile urbano - Neanche io. Circolareeee, forza… circolareeeeee

 

(La prof. Rigoberta scrive sulla lavagna: 2. Rigagnolo della Tessaglia, cantato da Tinneo.

3. Si narra che, quando a Eraclito fu chiesto perché mai tacesse, rispose: ‘Perché voi possiate chiacchierare’ (cfr. D.L., IX, 12).4. Cfr.: Giuditta Gallanera, La penna e il fornello, Bitonto, Tipografia Ferrandino, 1916.)

 

Prof. Rigoberta - (Alza la voce come per zittire qualcuno) 5. Laodamia, amata e cantata da Saffo. Filolao, amato e cantato da Saffo.

 

(Intanto in televisione passa la pubblicità di un noto profumo).

 

 

 

 

BUIO

 

 

 

 

(L’ occhio di bue su una donna in abito da sera e microfono).

 

 

Presentatrice di sagre - Inizia con un salto nel vuoto, signore e signori.

 

(Tutto quello che dirà verrà mimato da alcuni personaggi alla sua destra, con i quali di tanto in tanto interagirà).

 

 (Continua con  enfasi). La giovane signora Paulton non sa dire chi fosse quell'uomo ordinario

 

che le si era parato davanti all'improvviso. Una lenta ricostruzione americana ci fa scivolare

 

 

progressivamente in mondi semibui, come una piccola stazione ferroviaria nel bar della quale,

 

signore e signori, si apparecchia e si sparecchia prima e dopo l'arrivo del solo treno destinato dalla

 

grande città. (Rumore di treno). E' nell'ultimo negozio in fondo, sotto al grande magazzino, sciatto,

 

ingrigito, inutile -vendono giochetti o pipe? giocano a scacchi?- che si avranno le informazioni più

 

interessanti sulla possibile identità del tale del salto nel vuoto e sul suo legame con le cose.

 

Lentamente, non troppo, ci verrà fornita la descrizione accurata di un campo militare.(Rumore di

 

mitra).  Da lì partono e lì arrivano ufficiali delle forze armate come quello con il quale Peggy Peggy

 

ha bevuto quel drink, ricordate...quello della spilla. (Rumore di un bicchiere che si rompe). Una

 

storia di sgualdrine. La gamba mostrata, signore e signori, la gonna aggiustata stretta. Il rossetto

 

pesante ed i ricci biondi sistemati ad arte, una sigaretta, l'ennesima, sul bordo carnoso.E la storia di

 

due amori infantili. Che di lui, adottato, si fosse voluto fare l'uomo importante, studiato, mille

 

sacrifici per poi vederselo portare via dalla prima figa strafottente, sfacciata (rumore di amplesso)

 

che passava per quel posto arido, ecco questo passi. Ma l'amore disastrato di lei, quello scrigno

 

vuoto riempito di tutto, piccoli oggetti da accumulare per poi portarli via, vi chiedo di piangere per

 

lei, signori.

 

(I mimi piangono e vanno via. La presentatrice posa il microfono e si sveste. Va verso il pubblico con le mani aperte)- La fine, signore e signori, è nota.

 

(Parte scala blues di chitarra. Nel frattempo la prof. Rigoberta scrive sulla lavagna: Figlia di Zeus e di una schiava di nome Pieride. Tuttavia annotiamo alcune fonti che la danno per figlia di Zeus e di Ippodamia; figlia di Zeus e della ninfa Liriope; figlia di Zeus e di Teletusa balia di Ulisse; figlia di Zeus e Euriloco (?). )

 (Canzone Jovanotti “E’ per te”. Luce sul divano. Nonna e nipotino si abbracciano).

Nipotino – Raccontamela di nuovo, nonnina.

Nonna – Sì tesoro. L’ultima volta però, poi a letto.

Nipotino – Va bene, nonnina.

Nonna – (Con tono dolce e fiabesco) Da "Cronaca dell'uomo canguro" di Anonimo.

Un fiasco impiccato una corda al collo taroccato tanto che da allora gli dissero L’Appeso.

Un fiasco di tutto vetro ché impagliati ce ne sono tanti dico nella tipologia nelle varietà ossia scelta ossia cernita selezione che gli dicevano non ti rompi non ti rompi stai tranquillo cadi pure.

Lui soffiava lì nelle langhe… che lagune e lagune… bello alto fresco, odore di tartufo, pancia in

 

 

fuori, sguardo a nord e moglie beata, dondolante bambini dai sei agli otto con calzoncini in bretella

 

stretti ai deltoidi, presso scapole scavate… oh poveri figli questi poveri figli!

 

Si è impiccato domani che è vigilia di ferragosto con il ricordo dell’unico amico, Tarlo, sua serenità

 

quotidiana al tavolino del club dove è socio da venti anni suoi mancini, dopo il fatto riportato sul

 

numero centoventicinque di “Alba di Sera” settimanale pedemontano che di certo non puoi

 

ricordare…sogni d’oro tesoro. (Escono).

 

(In Tv la  festa dei carabinieri con parata. Nel frattempo al centro del palco Uomo nostalgico e Bambino fanno un girotondo.

(Musica: Inno di Mameli. Uomo nostalgico e Bambino girano e  cantano.)

Uomo Nostalgico e Bambino- ohchebelcastellomarcondiridirondello ohchebelcastellomarcondirodirondà il mio è più bello marcondirodirondello il mio è più bello marcondirodirondà…

(Cadono per terra. Uomo nostalgico prende tra le gambe Bambino)

Uomo nostalgico - 'Sta piazza l'hanno tutta buttata all'aria, all'aria l'asfalto, all'aria le panchine, all'aria i sampietrini che c'erano… con tutto l'asfalto vecchio, scrostato, con le pietruzze dentro nella piazza dei caduti e anche la coroncina, col tricolore bordato d'oro zecchino, di foglie secche dei caduti delle guerre mondiali - che la mettono quelli dell'ANPI il venticinque aprile - l'hanno staccata per fare spazio alla nuova polisportiva che ci sta di merda, lì, grossa, oltre la linea del vecchio marciapiede, che quasi va in mezzo alla strada dove ci passano le corriere, gli autobus, gli scooter… un tempo anche i Ciao, i Sì, i Bravo… e le macchine. Dal poggiolo di mia nonna vedevo, lontano,

 il cimitero delle macchine visto dall'alto, nello spiazzo dei capannoni, c'era, sempre posteggiata, la millecento azzurrina del verduraio, quella con le lucette alte dietro, che aveva il volante messo come in Inghilterra (mangia una caramella). Una volta ho fatto la prima comunione, due che conosco non l'hanno proprio fatta, una perché non poteva credere che dentro l'ostia ci fosse Gesù, l'altra perché non lo so.

(Mangia un’altra caramella).

 

Una delle due che non avevano fatto la prima comunione era figlia di una maestra del pomeriggio

 

che una volta, dopo che avevamo mangiato in mensa e giocavamo nel cortile della scuola, io non

 

ricordo più che cazzata avessi fatto, avevo sputato a due… che però avevano cominciato a sputarmi

 

prima loro e, insomma… mi vide la maestra, la madre di quella là…per punizione arrivò e mi fece

 

sputare in faccia da quei due.

 

(TV- sigla tg regionale).

 

Giornalista  - Buonasera. Le notizie della giornata.

 

Si è spento Vittorio Gassman, il mondo dello spettacolo è a lutto. Tutti i teatri osserveranno un

 

minuto di silenzio.

 

(Il palcoscenico in penombra, un minuto di silenzio, tutti immobili. Finito il minuto, ogni personaggio applaudirà. Entra il Poeta che  leggerà “Prospero il piccolo fiammiferaio”).

 

Poeta  -Siamo fatti di sogni…

- …Deliranti…

- No, sosia di deliri, sbagli a dire,

soltanto sosia, per fortuna nostra…

- Queste vetrate: guarda…

- …trasparenti

sono costellazioni allineate,

 

lunghe comete di candele accese

compassionevoli dello stupore

dei cieli e della terra sul bisogno

nostro di sogni…

- Siamo mascherine!

- Gusci vuoti del vuoto, ma leggeri

come le onde gravitazionali:

fra pizzi e crinoline Colombina

oltrepassa in silenzio con la mente

urlante – non la senti? – l’ombrabianca

grassa, balena di Pierrot che danza

coi fragorosi resti di caviglie

che è tutta Salomè, dilapidata

protomartire delle molli troie

già di là dal venire del potere!

Orrore! Orrore! E se non avessi

la stoffa del sogno? Ho le ginocchia

lise, nutrice: diavolo devoto

o castigato infante, che poi cambia

ben poco?…oh! volano le colubrine

notturne come vaghi gelsomini

e – non le senti? – l’ali di delitto

frullano scivolando a pelo d’aria

come lunari fortificazioni!

Di carne viva…siamo mascherine,

croste schiodate d’assi di corsie

manicomiali che delle poesie

appena immaginate il lieve andare

e il venir breve simulando, in passi

illudenti di noi pazzi soltanto

sognati, sopravvivono a ognissanti…

Fammi luce, su, Prospero, noi siamo

il teatro!

…no, noi non siamo, e basta:

il teatro è la nostra leggerezza…

- …è vero! ora voliamo…

- …sì…voliamo!

 

(Stacchetto della MGM).

 

Passante –  Ha visto? Guardi, mi ha fatto l’autografo.

 

Vigile –  Chi?

 

Passante – Lui! Guardi…guardi!

 

Vigile –  E’ un falso.

 

Passante – .Ma che dice?

 

Vigile – .Non vede che l’ultima vocale è una “i” e non “y”.

 

Passante –  Cosa vuol dire?

 

Vigile – Che è il gemello!

 

Passante - (Guarda il foglio). Non sapevo avesse un gemello. (Va via).

 

Vigile –  Beh neanche io. Circolare, avanti… circolareeee.

 

(Forte suono di sirena. Entra una donna vestita di nero, una vedova e canta)

Vedova  -Unforgettable, that's what you are

Unforgettable, thought near or far

Like a song of love that climbs to me

is the thought of you that stings to me

Never before

has someone been more

(Un infermiere le toglie il velo nero dalla testa).

Infermiere con siringa  - Negli ultimi tempi ci sono i pulsanti rossi: loro li premono e io arrivo, con

 

le iniezioni di fiducia e i fazzoletti per pulire ogni deviazione di percorso. Quando sono diventato

 

nonno -gli sposi hanno fatto il loro dovere primario- abbiamo dato una piccola festicciola, li ho

 

esaminati con preoccupazione e poi tutto è finito, tutti pronti per coprire con pazienza altra terra

 

nella terra.

(Estrae l’ago e lo pulisce con il camice. Intanto due ragazze parlano sul sofà).

 

Ragazze sul sofà -Sai poi che ho fatto? Mi sono coperta la faccia e i capelli con un pareo nero,

 

stoffa pesante, lana. Un bicchiere di latte fresco in mano, un bicchiere da birra però col latte dentro.

 

Ho cominciato a bere lì, sotto quella specie di velo e sono rimasta almeno due minuti con la bocca

 

piena. Di scatto, poi, tolgo il pareo con un passo di flamenco e glielo sputo in faccia…il mio

 

Ivanohe è rimasto fermo…guarda che apro la finestra e mi getto dentro al cassonetto della

 

Caritas….mi sono scopata tuo padre…due volte.

 

(L’infermiere rimette l’ago).

Infermiere con siringa  - Dicono ancora qui niente si muove, ma non c'è da dargli retta, sono asociali, non hanno percezione dei piccoli giramenti di testa che mi assalgono ogni tanto. Ho un'anima laica, ma quando chiamano il loro dio accorro sempre, mi preoccupo. Vorrei regalare carillon a tutti quanti, per sentire la stessa musica dappertutto, ma ci sono le regole. Le Regole. Le Regole.

(Musica” Do You Really Want To Hurt Me Lyrics” dei Culture Club . Il poster di Naomi Campbell sfila dal fondo al proscenio e viceversa ininterrottamente).

Poster di Naomi Campbell  -Non ero io. non ero io. non ero io. non ero io. non ero io. non ero io. non ero io. non ero io. non ero io. non ero io. non ero io. non ero io. non ero io. non ero io. non ero io. non ero io. non ero io. non ero io. non ero io. non ero io. non ero io. non ero io. non ero io. non ero io. non ero io. non ero io. non ero io. non ero io. non ero io. non ero io. non ero io. non ero io.
cancellerò questo giorno. non esiste. non esisto. non ci sono. non esisto. non ci sono. non sono qui. non c'ero oggi. non ci sono ora. non esisto. non respiro. il mio cuore non batte. non ho un corpo. non ho occhi. non ho febbre. non ho lacrime. non ho respiri. non ho aria. non ho polmoni. non ho mani. non ho dita. non ho piedi. non ho una testa. non sto pensando. non sto pensando. non sto pensando. non sto pensando. non sto pensando. non ci sono. non ci sono. non ci sono. non ci sono. non ci sono.
nessuno sa come fare. nessuno lo sa. nessuno può farlo. nessuno sa farlo. non c'è nessuno. io so farlo bene. io so come fare. lo so fare completamente. nessuno sa come. nessuno lo sa. io non esisto. io non ci sono. io non ci sono. io non ci sono. non ci sono. non ci sono.

(Nel frattempo Uomo del melo, accanto all’albero, guarda il cielo con un cannocchiale).

Uomo del melo -Io, che sapendo saprei, ti chiedo, amico dalle mille braccia a sfoglie, se fallisce prima il vigile a sentirsi adulto o io a chiedere venia (pur sapendone mio diritto) per la mia immatura rea scompatta la somma in addentri mistici che ti dico da sempre che non voglio bearmi nel sonno. Mi dice Gigi che di nome fa Servo che di mode fa serbo che di mole fa sdegno, mi dice Gigi, che l’erba del vaccino è solo scaduta ma presto al buon mercato siederanno spesa e sacchetti a riempire quel poco di gengiva che cadrà a pesi, vedrai cadrà a pesi.

(Stacchetto MGM)

Vigile – La prego, si sposti dalla strada

Passante -  Perché sulla maglia ha la scritta twelve

Vigile – Mio figlio ha una maglia con la scritta ten.

Passante – Sì… ma c’è la stampa del pacifico

 

Vigile – Ah sì? E in quella di mio figlio c’è una faccia incazzata, invece.

 

Passante – Mhm… allora lei dice che è…

Vigile –Sì!

 

Passante - Io non…(va via).

 

Vigile - Io nepp…circolare, diamoci una mossa… circolareeeeee.

 

(Luci del tramonto. Mister Bowling e la sua ombra passeggiano).

 

Ombra di mister Bowling –(Cantando) Raindrops keep fallin' on my head

And just like the guy whose feet are too big for his bed

Nothin' seems to fit

Those raindrops are fallin' on my head, they keep fallin'

So I just did me some talkin' to the sun

Mister Bowling - Sì, sono inadeguato.

Mi sento frastagliato e derubato, lasciato stare e solo, assurdo, sì, mi sento assurdo e fragile e debole

 

e scarico, sì, scarico e gobbo e in allarme, fuori luogo, fuori forma e non so mai cosa dire,

 

Ombra di mister Bowling -And I said I didn't like the way he got things done

Sleepin' on the job

Those raindrops are fallin' on my head, they keep fallin'

But there's one thing I know

The blues they send to meet me won't defeat me

It won't be long till happiness steps up to greet me

Mister Bowling - Non so mai se dirlo, mi sento timido e incompetente e triste e in cerca di qualcosa

 

da non trovare, magro e mancino, doppia coppia contro scala, sottoscala e noioso e timoroso,

 

inadatto e perplesso, anoressico e fiacco, immeritevole e mediocre, indeciso e invalido, contenitore

 

e contenuto, scaduto o da consumare.


Ombra di mister Bowling -Raindrops keep fallin' on my head

But that doesn't mean my eyes will soon be turnin' red

Cryin's not for me

'Cause I'm never gonna stop the rain by complainin'

Because I'm free

Nothin's worryin' me

 

Mister Bowling - Non so amare, non mi relaziono, non perdono, non ho niente e nessuno da

 

perdonare, sono lasciato stare, sono lasciato stare e sto.

 

Ombra di Mister Bowling -(Ripete la canzone).

 

(Buio. Da fuori una voce:  -LUCIANO RIDE, ridi… ridi Luciano, povere bestie infiniti noi Luciano che SGHIGNAZZA e dialoga RIDI).

 

(Luce. Entrano due attori vestiti da Pan e da Ermes)

Pan – Ehilà, papà Ermes!

Ermes – Salve a te. Ma io sono tuo papà? Tu non sei mio figlio.

Pan – Sì sono tuo figlio, piccolo bastardo, ma tuo figlio, frutto di una tua scopatina

Ermes – O cacchiozeus! Forse di un caprone. Tu mio figlio? Ma non dire balle. Con le corna, un

naso così, quella barba poi…i piedi da becco e la coda sul culo.

Pan –Tutto mio padre! Ti insulti da te a darmi del mostro. Io non ho colpa.

Ermes – E dimmi, chi è tua madre? Le capre non mi hanno mai arrapato.

Pan –  Ma quale capra? Una bella gnocca…non ricordi…figlia di Icaro, Penelope si chiama.

Ermes- Oh! E come è successo che sei venuto fuori così simile a un caprone? Non mi somigli

affatto.

Pan – Lei mi disse: sono la tua mamma…Penelope di Sparta. Tuo padre è Ermes… il dio sì…che

per …insomma per farmi sua prese l’aspetto di un capro. Ecco perché tu sei fatto…così…ma non ti

addolorare.

Ermes – Ma certo che ora ricordo. O me misero, ora mi prenderanno tutti in giro con un figlio così

brutto.

Pan –Ma non devi vergognarti perché io sono un artista, faccio musica e suono il flauto…ho

combattuto a Maratona e sono il braccio destro di Dioniso. Sono il signore d’Arcadia e ho un

gregge…oh se lo vedessi…che velli.

Ermes –  E dimmi ce l’hai una moglie?

Pan –  Non me ne basterebbe una!

Ermes – Di certo te la fai con le capre.

Pan -  Papà tu predichi e io mi scopo le menadi.

Ermes –  Voglio chiederti una cosa.

Pan –  Dimmi pure, papà.

Ermes – Abbracciami e baciami dai… ma non t’azzardare a chiamarmi papà davanti agli altri.

 

 

SIPARIO

 

 

 SECONDO ATTO

 

(Stessa scena. Una donna grida).

 

Voce di donna fuori campo  -Ci mancherebbe adesso che io mi mettessi a rispondere alla tua lettera

 

del cinque dicembre. Per quanto mi riguarda è carta morta. Non accetto rifiuti ed insisterò. Insisterò

 

fino a diventare fiato d'aquila!

Musica: Relax don't do it When you want to go to it

(Entra la donna. Nervosa va verso il melo e grida).

Donna-  Sangre d'estrella. rosa passa.

(Musica Relax don't do it  When you want to to go to it “)

(La donna apre la borsa, prende uno specchio, si guarda e grida).

Donna - Scorza bella. Smargiassa sfonda!

(Musica I'm coming I'm coming-yeah…)

(La donna rompe lo specchio sbattendolo sul tronco del melo, grida).

Donna -Asintoto.Putrella

 (Stacchetto MGM)

Passante – Adesso sono sicura.

Vigile – Vada via!

Passante – L’attaccatura dei capelli…è la sua.

Vigile – Ah sì?

Passante – Certo… è trapezoidale.

Vigile - Ma la sua è a rettangolo.

Passante – Lei non è attento.

Vigile – Lei invece ha un piede fuori dalle strisce.

Passante – Oh…e adesso?

Vigile –Chiudo un occhio…ma vada via…circolareee… (la passante va via).

(Sullo schermo viene proiettato Les Mistons di Truffaut).

 

(Entra un ragazzino con in mano la  testa di un manichino in parrucca)

 

Ragazzo con testa di manichino  - Si affaccia, all'unica finestra di questo manicomio, una domanda,

 

quella che chiede se la ragazza possa essere, per così dire, superata… e chiede cosa dovrebbe fare,

 

per esserlo; cosa, anzi, dovrebbe accaderle. La ragazza non ha bisogno di tornare- o, per essere

 

esatti, di "venir tornata"- nell'appartamento più di quanto il mondo abbia bisogno di un capello per

 

tenersi in equilibrio. La speranza del ritorno di lei equivale a pensarla diversa dall'appartamento,

 

impressione che, come ho già accennato, è uno sbaglio. La si pensa diversa per essenza... la si

 

immagina separata…allo stesso tempo dimentica, sterile, pura, muta senza più una lingua dalle

 

fotografie che la fermano, dalle piogge che le accadono. Ma provare a pensarla come un

 

appendiabiti al quale si appende il brogliaccio, il riassunto, la conta dei preservativi che vengono