Personaggi
Passante
Vigile
Voce registrata
Annunciatrice
Due Ballerini
Professoressa Rigoberta
Presentatrice di sagre
Mimi
Nonna
Nipotino
Uomo nostalgico
Bambino
Giornalista
Poeta
Vedova
Infermiere con siringa
Ragazze sul sofà
Poster di Naomi Campbell
Uomo del melo
Mister Bowling
Ombra di mister Bowling
Pan
Ermes
Donna che grida
Ragazzo con testa di manichino
Bambino con atlante
Mamma del bambino
Padre del bambino
Nonno del bambino
Nonna del bambino
Uomo di politica
Ragazzo con vestito d’epoca
Un cacciatore un uccellino
Un pescatore un pesciolino
Voce speaker pubblicitario
Miss Green
Voce fuori campo
Signora attempata
PRIMO ATTO
(Sulla scena un divano, una televisione, due segnaletiche, un crocifisso, una lavagna, una cassapanca, della ghiaia, un melo finto. Sullo sfondo perennemente il paragrafo 48 dell’Elogio della Follia di Erasmo da Rotterdam).
(” Se qualcuno giudica questo mio discorso più baldanzoso che veritiero, andiamo un po' a vedere la vita stessa degli uomini, per mettere in chiaro quanto mi devono, e in che conto mi tengono, tanto i potenti come i poveri diavoli.
Non esamineremo la vita di uomini qualunque, si andrebbe troppo per le lunghe, ma solo quella di personaggi segnalati, da cui sarà facile giudicare gli altri. Che importa infatti parlare del volgo e del popolino che, al di là di ogni discussione, mi appartiene senza eccezioni? Tante, infatti, sono le forme di follia di cui da ogni parte il popolo trabocca, tante ne inventa di giorno in giorno, che per riderne non basterebbero mille Democriti, anche se poi, per quegli stessi Democriti, ci vorrebbe ancora un altro Democrito. E' quasi incredibile quanti motivi di riso, di scherzo, di piacevole svago, i poveracci offrono agli Dèi. Agli Dèi che dedicano le ore antimeridiane, quando ancora non sono ubriachi, a litigiose discussioni e all'ascolto delle preghiere. Ma poi, quando sono ebbri di nettare, e non hanno più voglia di attendere a faccende serie, seduti nella parte più alta del cielo, si chinano a guardare cosa fanno gli uomini. Né c'è spettacolo che gustino di più. Dio immortale! quello sì che è teatro! Che varietà nel tumultuoso agitarsi dei pazzi! Io stessa, infatti, talvolta vado a sedermi nelle file degli Dèi dei poeti. Questo si strugge d'amore per una donnetta, e quanto meno è riamato tanto più ama senza speranza. Quello sposa la dote e non
Insomma, se, come una volta Menippo dalla Luna, potessimo contemplare dall'alto gli uomini nel loro agitarsi senza fine, crederemmo di vedere uno sciame di mosche e di zanzare in contrasto fra loro, intente a combattersi, a tendersi tranelli, a rapinarsi a vicenda, a scherzare, a giocare, nell'atto di nascere, di cadere, di morire. Si stenta a credere che razza di terremoti e di tragedie può provocare un animaletto così piccino e destinato a vita così breve. Infatti, di tanto in tanto, un'ondata anche non grave di guerra o di pestilenza ne colpisce e ne distrugge migliaia e migliaia).
(Musica: parte lo stacchetto della MGM. Vicini alle segnaletiche stradali ci sono una passante e un vigile urbano).
Passante – Mi scusi ma quello è…
Vigile urbano – No.
Passante – Ma ha capito? Io dico…
Vigile urbano – E io le ripeto che non è lui.
Passante – Però è identico.
Vigile urbano – E’ il gemello.
Passante – Perbacco, non sapevo che avesse un gemello. E che ci fa il suo gemello qui?
Vigile urbano – E che ne so!
(La passante va via).
Vigile -Neanche io lo so se ha un gemello. Circolare, per favore… circolareeee…
(Musica. Sulla musica una voce registrata).
Voce registrata -Cinque dicembre: “Egregio Signore, ho passato l’intera ultima notte a scrivere il
Lacrimosa. Per quanto la mia salute sia alquanto malferma, lo stato di assoluto sfinimento nel quale
ora giaccio non è cagionato dalle condizioni del corpo, ma dell’anima. Invero il sipario si è levato e
ho alla fine inteso che
la Morte non ha volto. La morte è solo buio, è solo nulla. La morte aspetta, muta, la sua preda. Sul
ciglio mi sono seduto a sentire l’eco del mio respiro cupo. Che è musica. Che è l’incedere straziato
degli archi del Lacrimosa. Ne ho scritto otto battute. Questo è sangue. Non finzione. Non forme.
Non sogni. E’ mio volere, in questa ora in cui ogni fantasma è dileguato, di riscrivere ogni cosa. Per
questo desidero, Egregio Signore, ritornarVi quanto anticipato per
accettiate le mie scuse per essermi dimostrato tanto indegno di corrispondere ai Vostri desiderata.”
W.A.M.
(Intanto in televisione).
Annunciatrice - Buonasera i programmi della serata.
Alle venti e quaranta il film La gatta sul tetto che scotta, alle ventidue e cinquantacinque il tg
regionale, alle ventitre e quindici… ho deciso di rompere il ghiaccio con Francois che ha vent’anni meno di me, ma mi fa morire… dio… se mi fa morire.
(Musica: Lacrimosa di Mozart. Sulle note due ballerini danzano. Mentre la musica va scemando, il Ballerino estrae uno specchio dalla cassapanca.)
(
(
Passante – L’ho rivisto davanti alla pasticceria del Barocco.
Vigile urbano – Anche io vado spesso là.
Passante - Comprava spumante.
Vigile:urbano - Chi non compra spumante oggi?
Passante - Lui ne comprava quindici bottiglie.
Vigile urbano - Sarà stato troppo tempo all’anonima alcoolisti.
Passante - Infatti ha il viso più sgonfio. Io pensavo a un lifting, ma forse ha ragione lei.
Vigile urbano - Comunque le dico che è il gemello.
Passante – Oh… io non sapevo che avesse un gemello… (va via).
Vigile urbano - Neanche io. Circolareeee, forza… circolareeeeee
(
3. Si narra che, quando a Eraclito fu chiesto perché mai tacesse, rispose: ‘Perché voi possiate chiacchierare’ (cfr. D.L., IX, 12).4. Cfr.: Giuditta Gallanera, La penna e il fornello, Bitonto, Tipografia Ferrandino, 1916.)
Prof. Rigoberta - (Alza la voce come per zittire qualcuno) 5. Laodamia, amata e cantata da Saffo. Filolao, amato e cantato da Saffo.
(Intanto in televisione passa la pubblicità di un noto profumo).
BUIO
(L’ occhio di bue su una donna in abito da sera e microfono).
Presentatrice di sagre - Inizia con un salto nel vuoto, signore e signori.
(Tutto quello che dirà verrà mimato da alcuni personaggi alla sua destra, con i quali di tanto in tanto interagirà).
(Continua con enfasi). La giovane signora Paulton non sa dire chi fosse quell'uomo ordinario
che le si era parato davanti all'improvviso. Una lenta ricostruzione americana ci fa scivolare
progressivamente in mondi semibui, come una piccola stazione ferroviaria nel bar della quale,
signore e signori, si apparecchia e si sparecchia prima e dopo l'arrivo del solo treno destinato dalla
grande città. (Rumore di treno). E' nell'ultimo negozio in fondo, sotto al grande magazzino, sciatto,
ingrigito, inutile -vendono giochetti o pipe? giocano a scacchi?- che si avranno le informazioni più
interessanti sulla possibile identità del tale del salto nel vuoto e sul suo legame con le cose.
Lentamente, non troppo, ci verrà fornita la descrizione accurata di un campo militare.(Rumore di
mitra). Da lì partono e lì arrivano ufficiali delle forze armate come quello con il quale Peggy Peggy
ha bevuto quel drink, ricordate...quello della spilla. (Rumore di un bicchiere che si rompe). Una
storia di sgualdrine. La gamba mostrata, signore e signori, la gonna aggiustata stretta. Il rossetto
pesante ed i ricci biondi sistemati ad arte, una sigaretta, l'ennesima, sul bordo carnoso.E la storia di
due amori infantili. Che di lui, adottato, si fosse voluto fare l'uomo importante, studiato, mille
sacrifici per poi vederselo portare via dalla prima figa strafottente, sfacciata (rumore di amplesso)
che passava per quel posto arido, ecco questo passi. Ma l'amore disastrato di lei, quello scrigno
vuoto riempito di tutto, piccoli oggetti da accumulare per poi portarli via, vi chiedo di piangere per
lei, signori.
(I mimi piangono e vanno via. La presentatrice posa il microfono e si sveste. Va verso il pubblico con le mani aperte)- La fine, signore e signori, è nota.
(Parte scala blues di chitarra. Nel frattempo
(Canzone Jovanotti “E’ per te”. Luce sul divano. Nonna e nipotino si abbracciano).
Nipotino – Raccontamela di nuovo, nonnina.
Nonna – Sì tesoro. L’ultima volta però, poi a letto.
Nipotino – Va bene, nonnina.
Nonna – (Con tono dolce e fiabesco) Da "Cronaca dell'uomo canguro" di Anonimo.
Un fiasco impiccato una corda al collo taroccato tanto che da allora gli dissero L’Appeso.
Un fiasco di tutto vetro ché impagliati ce ne sono tanti dico nella tipologia nelle varietà ossia scelta ossia cernita selezione che gli dicevano non ti rompi non ti rompi stai tranquillo cadi pure.
Lui soffiava lì nelle langhe… che lagune e lagune… bello alto fresco, odore di tartufo, pancia in
fuori, sguardo a nord e moglie beata, dondolante bambini dai sei agli otto con calzoncini in bretella
stretti ai deltoidi, presso scapole scavate… oh poveri figli questi poveri figli!
Si è impiccato domani che è vigilia di ferragosto con il ricordo dell’unico amico, Tarlo, sua serenità
quotidiana al tavolino del club dove è socio da venti anni suoi mancini, dopo il fatto riportato sul
numero centoventicinque di “Alba di Sera” settimanale pedemontano che di certo non puoi
ricordare…sogni d’oro tesoro. (Escono).
(In Tv la festa dei carabinieri con parata. Nel frattempo al centro del palco Uomo nostalgico e Bambino fanno un girotondo.
(Musica: Inno di Mameli. Uomo nostalgico e Bambino girano e cantano.)
Uomo Nostalgico e Bambino- ohchebelcastellomarcondiridirondello ohchebelcastellomarcondirodirondà il mio è più bello marcondirodirondello il mio è più bello marcondirodirondà…
(Cadono per terra. Uomo nostalgico prende tra le gambe Bambino)
Uomo nostalgico - 'Sta piazza l'hanno tutta buttata all'aria, all'aria l'asfalto, all'aria le panchine, all'aria i sampietrini che c'erano… con tutto l'asfalto vecchio, scrostato, con le pietruzze dentro nella piazza dei caduti e anche la coroncina, col tricolore bordato d'oro zecchino, di foglie secche dei caduti delle guerre mondiali - che la mettono quelli dell'ANPI il venticinque aprile - l'hanno staccata per fare spazio alla nuova polisportiva che ci sta di merda, lì, grossa, oltre la linea del vecchio marciapiede, che quasi va in mezzo alla strada dove ci passano le corriere, gli autobus, gli scooter… un tempo anche i Ciao, i Sì, i Bravo… e le macchine. Dal poggiolo di mia nonna vedevo, lontano,
il cimitero delle macchine visto dall'alto, nello spiazzo dei capannoni, c'era, sempre posteggiata, la millecento azzurrina del verduraio, quella con le lucette alte dietro, che aveva il volante messo come in Inghilterra (mangia una caramella). Una volta ho fatto la prima comunione, due che conosco non l'hanno proprio fatta, una perché non poteva credere che dentro l'ostia ci fosse Gesù, l'altra perché non lo so.
(Mangia un’altra caramella).
Una delle due che non avevano fatto la prima comunione era figlia di una maestra del pomeriggio
che una volta, dopo che avevamo mangiato in mensa e giocavamo nel cortile della scuola, io non
ricordo più che cazzata avessi fatto, avevo sputato a due… che però avevano cominciato a sputarmi
prima loro e, insomma… mi vide la maestra, la madre di quella là…per punizione arrivò e mi fece
sputare in faccia da quei due.
(TV- sigla tg regionale).
Giornalista - Buonasera. Le notizie della giornata.
Si è spento Vittorio Gassman, il mondo dello spettacolo è a lutto. Tutti i teatri osserveranno un
minuto di silenzio.
(Il palcoscenico in penombra, un minuto di silenzio, tutti immobili. Finito il minuto, ogni personaggio applaudirà. Entra il Poeta che leggerà “Prospero il piccolo fiammiferaio”).
Poeta -Siamo fatti di sogni…
- …Deliranti…
- No, sosia di deliri, sbagli a dire,
soltanto sosia, per fortuna nostra…
- Queste vetrate: guarda…
- …trasparenti
sono costellazioni allineate,
lunghe comete di candele accese
compassionevoli dello stupore
dei cieli e della terra sul bisogno
nostro di sogni…
- Siamo mascherine!
- Gusci vuoti del vuoto, ma leggeri
come le onde gravitazionali:
fra pizzi e crinoline Colombina
oltrepassa in silenzio con la mente
urlante – non la senti? – l’ombrabianca
grassa, balena di Pierrot che danza
coi fragorosi resti di caviglie
che è tutta Salomè, dilapidata
protomartire delle molli troie
già di là dal venire del potere!
Orrore! Orrore! E se non avessi
la stoffa del sogno? Ho le ginocchia
lise, nutrice: diavolo devoto
o castigato infante, che poi cambia
ben poco?…oh! volano le colubrine
notturne come vaghi gelsomini
e – non le senti? – l’ali di delitto
frullano scivolando a pelo d’aria
come lunari fortificazioni!
Di carne viva…siamo mascherine,
croste schiodate d’assi di corsie
manicomiali che delle poesie
appena immaginate il lieve andare
e il venir breve simulando, in passi
illudenti di noi pazzi soltanto
sognati, sopravvivono a ognissanti…
Fammi luce, su, Prospero, noi siamo
il teatro!
…no, noi non siamo, e basta:
il teatro è la nostra leggerezza…
- …è vero! ora voliamo…
- …sì…voliamo!
(Stacchetto della MGM).
Passante – Ha visto? Guardi, mi ha fatto l’autografo.
Vigile – Chi?
Passante – Lui! Guardi…guardi!
Vigile – E’ un falso.
Passante – .Ma che dice?
Vigile – .Non vede che l’ultima vocale è una “i” e non “y”.
Passante – Cosa vuol dire?
Vigile – Che è il gemello!
Passante - (Guarda il foglio). Non sapevo avesse un gemello. (Va via).
Vigile – Beh neanche io. Circolare, avanti… circolareeee.
(Forte suono di sirena. Entra una donna vestita di nero, una vedova e canta)
Vedova -Unforgettable, that's what you are
Unforgettable, thought near or far
Like a song of love that climbs to me
is the thought of you that stings to me
Never before
has someone been more
(Un infermiere le toglie il velo nero dalla testa).
Infermiere con siringa - Negli ultimi tempi ci sono i pulsanti rossi: loro li premono e io arrivo, con
le iniezioni di fiducia e i fazzoletti per pulire ogni deviazione di percorso. Quando sono diventato
nonno -gli sposi hanno fatto il loro dovere primario- abbiamo dato una piccola festicciola, li ho
esaminati con preoccupazione e poi tutto è finito, tutti pronti per coprire con pazienza altra terra
nella terra.
(Estrae l’ago e lo pulisce con il camice. Intanto due ragazze parlano sul sofà).
Ragazze sul sofà -Sai poi che ho fatto? Mi sono coperta la faccia e i capelli con un pareo nero,
stoffa pesante, lana. Un bicchiere di latte fresco in mano, un bicchiere da birra però col latte dentro.
Ho cominciato a bere lì, sotto quella specie di velo e sono rimasta almeno due minuti con la bocca
piena. Di scatto, poi, tolgo il pareo con un passo di flamenco e glielo sputo in faccia…il mio
Ivanohe è rimasto fermo…guarda che apro la finestra e mi getto dentro al cassonetto della
Caritas….mi sono scopata tuo padre…due volte.
(L’infermiere rimette l’ago).
Infermiere con siringa - Dicono ancora qui niente si muove, ma non c'è da dargli retta, sono asociali, non hanno percezione dei piccoli giramenti di testa che mi assalgono ogni tanto. Ho un'anima laica, ma quando chiamano il loro dio accorro sempre, mi preoccupo. Vorrei regalare carillon a tutti quanti, per sentire la stessa musica dappertutto, ma ci sono le regole. Le Regole. Le Regole.
(Musica” Do You Really Want To Hurt Me Lyrics” dei Culture Club . Il poster di Naomi Campbell sfila dal fondo al proscenio e viceversa ininterrottamente).
Poster di Naomi Campbell -Non ero io. non ero io. non ero io. non ero io. non ero io. non ero io. non ero io. non ero io. non ero io. non ero io. non ero io. non ero io. non ero io. non ero io. non ero io. non ero io. non ero io. non ero io. non ero io. non ero io. non ero io. non ero io. non ero io. non ero io. non ero io. non ero io. non ero io. non ero io. non ero io. non ero io. non ero io. non ero io.
cancellerò questo giorno. non esiste. non esisto. non ci sono. non esisto. non ci sono. non sono qui. non c'ero oggi. non ci sono ora. non esisto. non respiro. il mio cuore non batte. non ho un corpo. non ho occhi. non ho febbre. non ho lacrime. non ho respiri. non ho aria. non ho polmoni. non ho mani. non ho dita. non ho piedi. non ho una testa. non sto pensando. non sto pensando. non sto pensando. non sto pensando. non sto pensando. non ci sono. non ci sono. non ci sono. non ci sono. non ci sono.
nessuno sa come fare. nessuno lo sa. nessuno può farlo. nessuno sa farlo. non c'è nessuno. io so farlo bene. io so come fare. lo so fare completamente. nessuno sa come. nessuno lo sa. io non esisto. io non ci sono. io non ci sono. io non ci sono. non ci sono. non ci sono.
(Nel frattempo Uomo del melo, accanto all’albero, guarda il cielo con un cannocchiale).
Uomo del melo -Io, che sapendo saprei, ti chiedo, amico dalle mille braccia a sfoglie, se fallisce prima il vigile a sentirsi adulto o io a chiedere venia (pur sapendone mio diritto) per la mia immatura rea scompatta la somma in addentri mistici che ti dico da sempre che non voglio bearmi nel sonno. Mi dice Gigi che di nome fa Servo che di mode fa serbo che di mole fa sdegno, mi dice Gigi, che l’erba del vaccino è solo scaduta ma presto al buon mercato siederanno spesa e sacchetti a riempire quel poco di gengiva che cadrà a pesi, vedrai cadrà a pesi.
(Stacchetto MGM)
Vigile – La prego, si sposti dalla strada
Passante - Perché sulla maglia ha la scritta twelve
Vigile – Mio figlio ha una maglia con la scritta ten.
Passante – Sì… ma c’è la stampa del pacifico
Vigile – Ah sì? E in quella di mio figlio c’è una faccia incazzata, invece.
Passante – Mhm… allora lei dice che è…
Vigile –Sì!
Passante - Io non…(va via).
Vigile - Io nepp…circolare, diamoci una mossa… circolareeeeee.
(Luci del tramonto. Mister Bowling e la sua ombra passeggiano).
Ombra di mister Bowling –(Cantando) Raindrops keep fallin' on my head
And just like the guy whose feet are too big for his bed
Nothin' seems to fit
Those raindrops are fallin' on my head, they keep fallin'
So I just did me some talkin' to the sun
Mister Bowling - Sì, sono inadeguato.
Mi sento frastagliato e derubato, lasciato stare e solo, assurdo, sì, mi sento assurdo e fragile e debole
e scarico, sì, scarico e gobbo e in allarme, fuori luogo, fuori forma e non so mai cosa dire,
Ombra di mister Bowling -And I said I didn't like the way he got things done
Sleepin' on the job
Those raindrops are fallin' on my head, they keep fallin'
But there's one thing I know
The blues they send to meet me won't defeat me
It won't be long till happiness steps up to greet me
Mister Bowling - Non so mai se dirlo, mi sento timido e incompetente e triste e in cerca di qualcosa
da non trovare, magro e mancino, doppia coppia contro scala, sottoscala e noioso e timoroso,
inadatto e perplesso, anoressico e fiacco, immeritevole e mediocre, indeciso e invalido, contenitore
e contenuto, scaduto o da consumare.
Ombra di mister Bowling -Raindrops keep fallin' on my head
But that doesn't mean my eyes will soon be turnin' red
Cryin's not for me
'Cause I'm never gonna stop the rain by complainin'
Because I'm free
Nothin's worryin' me
Mister Bowling - Non so amare, non mi relaziono, non perdono, non ho niente e nessuno da
perdonare, sono lasciato stare, sono lasciato stare e sto.
Ombra di Mister Bowling -(Ripete la canzone).
(Buio. Da fuori una voce: -LUCIANO RIDE, ridi… ridi Luciano, povere bestie infiniti noi Luciano che SGHIGNAZZA e dialoga RIDI).
(Luce. Entrano due attori vestiti da Pan e da Ermes)
Pan – Ehilà, papà Ermes!
Ermes – Salve a te. Ma io sono tuo papà? Tu non sei mio figlio.
Pan – Sì sono tuo figlio, piccolo bastardo, ma tuo figlio, frutto di una tua scopatina
Ermes – O cacchiozeus! Forse di un caprone. Tu mio figlio? Ma non dire balle. Con le corna, un
naso così, quella barba poi…i piedi da becco e la coda sul culo.
Pan –Tutto mio padre! Ti insulti da te a darmi del mostro. Io non ho colpa.
Ermes – E dimmi, chi è tua madre? Le capre non mi hanno mai arrapato.
Pan – Ma quale capra? Una bella gnocca…non ricordi…figlia di Icaro, Penelope si chiama.
Ermes- Oh! E come è successo che sei venuto fuori così simile a un caprone? Non mi somigli
affatto.
Pan – Lei mi disse: sono la tua mamma…Penelope di Sparta. Tuo padre è Ermes… il dio sì…che
per …insomma per farmi sua prese l’aspetto di un capro. Ecco perché tu sei fatto…così…ma non ti
addolorare.
Ermes – Ma certo che ora ricordo. O me misero, ora mi prenderanno tutti in giro con un figlio così
brutto.
Pan –Ma non devi vergognarti perché io sono un artista, faccio musica e suono il flauto…ho
combattuto a Maratona e sono il braccio destro di Dioniso. Sono il signore d’Arcadia e ho un
gregge…oh se lo vedessi…che velli.
Ermes – E dimmi ce l’hai una moglie?
Pan – Non me ne basterebbe una!
Ermes – Di certo te la fai con le capre.
Pan - Papà tu predichi e io mi scopo le menadi.
Ermes – Voglio chiederti una cosa.
Pan – Dimmi pure, papà.
Ermes – Abbracciami e baciami dai… ma non t’azzardare a chiamarmi papà davanti agli altri.
SIPARIO
(Stessa scena. Una donna grida).
Voce di donna fuori campo -Ci mancherebbe adesso che io mi mettessi a rispondere alla tua lettera
del cinque dicembre. Per quanto mi riguarda è carta morta. Non accetto rifiuti ed insisterò. Insisterò
fino a diventare fiato d'aquila!
Musica: Relax don't do it When you want to go to it
(Entra
Donna- Sangre d'estrella. rosa passa.
(Musica” Relax don't do it When you want to to go to it “)
(La donna apre la borsa, prende uno specchio, si guarda e grida).
Donna - Scorza bella. Smargiassa sfonda!
(Musica … I'm coming I'm coming-yeah…)
(La donna rompe lo specchio sbattendolo sul tronco del melo, grida).
Donna -Asintoto.Putrella
(Stacchetto MGM)
Passante – Adesso sono sicura.
Vigile – Vada via!
Passante – L’attaccatura dei capelli…è la sua.
Vigile – Ah sì?
Passante – Certo… è trapezoidale.
Vigile - Ma la sua è a rettangolo.
Passante – Lei non è attento.
Vigile – Lei invece ha un piede fuori dalle strisce.
Passante – Oh…e adesso?
Vigile –Chiudo un occhio…ma vada via…circolareee… (la passante va via).
(Sullo schermo viene proiettato Les Mistons di Truffaut).
(Entra un ragazzino con in mano la testa di un manichino in parrucca)
Ragazzo con testa di manichino - Si affaccia, all'unica finestra di questo manicomio, una domanda,
quella che chiede se la ragazza possa essere, per così dire, superata… e chiede cosa dovrebbe fare,
per esserlo; cosa, anzi, dovrebbe accaderle. La ragazza non ha bisogno di tornare- o, per essere
esatti, di "venir tornata"- nell'appartamento più di quanto il mondo abbia bisogno di un capello per
tenersi in equilibrio. La speranza del ritorno di lei equivale a pensarla diversa dall'appartamento,
impressione che, come ho già accennato, è uno sbaglio. La si pensa diversa per essenza... la si
immagina separata…allo stesso tempo dimentica, sterile, pura, muta senza più una lingua dalle
fotografie che la fermano, dalle piogge che le accadono. Ma provare a pensarla come un
appendiabiti al quale si appende il brogliaccio, il riassunto, la conta dei preservativi che vengono